Memoria di cose alquanto straordinarie: il manoscritto.
Domenico dunque fu un uomo di ferrea volontà e capace di resistere tenacemente alle avversità ma fu anche una persona di ingegno brillante e di grande curiosità. Fu questultimo lato della sua personalità a spingerlo a tenere un diario degli eventi meravigliosi accaduti durante la sua intensa vita. E una cronaca tracciata con tratti molto rapidi e veloci ma forse proprio per questo risulta accattivante e immediata. La descrizione degli eventi non è mai preconcetta o eccessivamente prolissa e si sente, tra le sue righe, la totale assenza di quella pedanteria accademica che affligge la cultura italiana di quegli anni. Le poche citazioni, non sempre corrette, hanno sempre un gusto ironico e, a volte, paradossale (si pensi allimprobabile citazione che Domenico avrebbe pronunciato in punto di morte). La descrizione dei fatti è comunque sempre precisa ed attenta a cogliere gli aspetti essenziali che fanno di ogni evento un episodio ricco di significato.
Domenico coglie lessenza della vita quotidiana di quegli anni nella val Gotra. La successione impressionante di disastri naturali e le loro ripercussioni sulla vita dei più deboli sono costantemente al centro del suo sguardo. Le ripetute inondazioni (1839, 1846, Gennaio 1852, Novembre 1852, 1882) sono da lui viste e riportate come catastrofi che si abbattono senza motivo sul continuo lavoro delluomo per sopravvivere. Le diverse infezioni che colpirono i raccolti sono viste con rassegnazione ma senza che esse giustifichino un arresto dellattività agricola (1851-1865 infezione delle uve; 1848-1858 infezione delle patate).
Ma ad ogni disgrazia si accompagna la continua e febbrile attività delluomo per ricomporre i danni. Ogni pausa concessa dagli elementi è vista da Domenico come un momento indispensabile a ricostituire argini, a rinfoltire le coltivazioni, a predisporre nuovi campi. Si pensi allinverno del 1865 dove, grazie allassenza di nevicate, si poterono compiere moltissimi lavori altrimenti impossibili.
Tuttavia Domenico non è sensibile solo agli eventi rilevanti per leconomia e conserva la capacità, quasi fanciullesca, di cogliere lo straordinario, il meraviglioso nel quotidiano. Eccolo soffermarsi a misurare col palmo naturale di certo Cristoforo Cacchioli laltezza di un gambo di melica di spropositate dimensioni. Eccolo levare gli occhi al cielo stellato per cogliere la visione di una delle tante comete che solcarono i cieli del suo tempo fino allultima che laccompagnò nellestremo viaggio. E persino durante quella che fu la peggiore inondazione per Albareto, quella del 1852, fra tanti disastri e rovine non può fare a meno di stupirsi per un monte di sassi che il rio Ruffinale aveva ammucchiato e si preoccupa che i giovani delle generazioni future sappiano a chi attribuire tale evento.
E sempre Domenico sembra dimentico di sé stesso. Non cita quasi mai eventi che lo riguardino personalmente eccetto per quegli interventi in cui la sua attività rappresenta un intromissione nellambiente. Fa piantare gelsi, ontani, castagni, fa ricostruire la Fontana vecchia della moia di Marozzo.
Il manoscritto, interrotto dalla sua morte, fu poi continuato da un suo figlio prete, probabilmente Don Emilio che tuttavia non riuscì a conservare lo stile brillante del padre. Esso si presenta scritto, a penna doca, su di un piccolo quadernetto (10x15 cm) rilegato con cordoncini blu. E difficile capire se sia stato scritto al termine della vita di Domenico in un unica volta o se, effettivamente, abbia accompagnato, come un diario, le sue giornate. Alcuni cambi di stile e di tipo di penna fanno pensare che lipotesi più probabile sia una soluzione intermedia. Il libretto è stato probabilmente iniziato e completato per una certa parte (probabilmente dopo linondazione del 1852) e Domenico ha provveduto poi a tenerlo aggiornato anno dopo anno.
E difficile collegare il Domenico padre inflessibile di 22 figli che decide di diseredare il figlio primogenito col Domenico assorto nella contemplazione del cielo stellato ma ogni uomo è uninsieme di diversi aspetti non sempre coerenti tra loro. Le sue pagine, certo non eccezionali, sono comunque un caso raro per lo storico. Fra i tanti documenti di compravendita, fra i tanti atti di nascita e di morte, il suo "Memorie di Cose Alquanto Straordinarie" rappresenta una piccola finestra su un periodo non lontano ma già caduto nelloblio per lo meno nella sua dimensione locale. E la voce di Domenico, ancora fresca e immediata, sembra volerci parlare direttamente da pari a pari quasi per ammonirci sulleterna successione degli eventi belli o brutti che siano.