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Tutto Scienze
(Del 3/4/2002 Sezione: Tutto Scienze Pag. 2)

CONOSCENZA & REALTA´
Ecco la «coscienza», naturale o artificiale
LE TEORIE DELLA MENTE NELLA SPIETATA ANALISI DI TAGLIASCO E MANZOTTI, CHE OFFRONO ANCHE UN´ALTERNATIVA

PER chi intenda affrontare il problema dei rapporti fra il mondo della trascendenza, l'umanità e la natura, il pensiero di Galileo Galilei è un riferimento irrinunciabile. Per Galileo il mondo fisico è dotato di esistenza propria e obbedisce a leggi in gran parte non note. Còmpito, o ambizione, dell'uomo è scoprire quelle leggi attraverso la sperimentazione prima, e l'uso della matematica e della logica poi. Con Galileo la separazione fra uomo e mondo naturale si accentua: l'uomo sta su di un piedistallo, e osserva, misura, interpreta, il resto del mondo. Non ne è parte, è una cosa diversa, anche se ne condivide i componenti materiali fondamentali. C'è una contraddizione di fondo, che da un lato imprime un impulso straordinario al progresso della fisica, ma dall'altro impedisce o rallenta lo sviluppo della psicologia sperimentale e poi della psichiatria, e addirittura lascia nella medicina gli antichi segni della stregoneria e frena in essa l'affermarsi del metodo scientifico. In questo quadro si colloca l'ambizioso disegno di Riccardo Manzotti e Vincenzo Tagliasco («Coscienza e realtà», il Mulino, pagine 595, lire 70.000), libro che contiene una spietata critica a tutte le teorie sulla mente, cioè della coscienza, che si sono succedute, o sovrapposte, negli ultimi due secoli. Per ciascuna di esse Manzotti e Tagliasco dimostrano "more geometrico" l'insufficienza, o l'interna contraddizione, o l'incoerenza logica: sia pure con sfumature e tonalità diverse, tutte escono bocciate dall'esame critico, ed esaustivo, degli autori. Non se ne salva una. Del resto, ciò è premessa essenziale al séguito della trattazione, che sviluppa, per usare l'espressione vagamente autoironica e dissacrante che gli autori propongono, la TMA, Teoria della Mente Allargata. E´ impossibile riassumere in poche righe il percorso logico del volume. Ma si può, forse, cogliere la portata dell'obiettivo di Manzotti e Tagliasco. Essi non si limitano a produrre una nuova teoria della conoscenza e della coscienza, ma vanno oltre, e arrivano a definire il componente elementare della realtà. Questo è la "relazione intenzionale" o, per usare un termine coniato ad hoc, di nuovo con una piccola dose di umorismo, l'"onfene" (abbreviazione di ontologia, fenomenologia ed epistemologia). E' dunque l'"intenzionalità" il principio fondamentale della realtà. La coscienza (ovviamente nel senso di "auto consapevolezza", cioè non nel significato "morale" del termine) si manifesta nello stabilirsi di un "principio di unificazione" sulla molteplicità e continuo arricchimento delle onfene (ecco l'"allargamento" della mente). Una teoria affascinante, che accetta come costituente della realtà ciò che è fornito di esistenza, ma che al tempo stesso, e con lo stesso grado di essenzialità, è associato a rappresentazione e relazione. Si ha l'impressione che i commenti al libro finora apparsi su quotidiani e settimanali non abbiano colto alcuni aspetti che qualificano il carattere rivoluzionario della teoria di Manzotti e Tagliasco. Il loro rigore nel definire tutti i termini usati in letteratura (come percezione, intelligenza, rappresentazione, eccetera) conduce a una così spinta razionalizzazione del significato di "coscienza" da consentire una verifica logica, condotta con metodologia scientifica, della caratteristica di cosciente di un essere, naturale o artificiale che sia, normale o con menomazioni funzionali. L'esistenza dello stato cosciente non è dunque limitata all'essere umano adulto e normale, ma può essere accertata oggi in altri esseri viventi, domani in dispositivi artificiali. Molti commentatori insistono su quest'ultimo punto, che invece è forse relativamente marginale. In una visione un po' sclerotica delle stratificazioni culturali, agli autori resta appiccicata la qualificazione di "bioingegneri" che caratterizza la loro storia e collocazione professionale. Ma pochi si rendono conto che la "mente allargata" ha significati filosofici che vanno ben al di là del problema se sia possibile o no costruire un essere artificiale dotato di coscienza: crollano infatti definizioni classifiche per lasciar posto a una suggestiva sintesi fra umano e animale, fra naturale e artificiale, fra prodotti della fantasia e oggetti fisici. Del resto Tagliasco non è nuovo all'angoscioso dilemma dei limiti fra quelle categorie: basta ricordare il suo volume "Dizionario degli esseri umani fantastici e artificiali", dove sviluppava una classificazione degli "umani" che procede dall'uomo normale nato da un normale rapporto eterosessuale, passa per creature con sembianze umane delle quali è piena la fantascienza, e giù giù arriva fino ai robot antropomorfi e infine alle marionette. [TSCOPY](*)Università di Roma «La Sapienza»[/TSCOPY]

Giuseppe Biorci

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