Coscienza e Realtà
Una teoria della mente per costruttori e studiosi di menti e cervelli

Riccardo Manzotti e Vincenzo Tagliasco

Per [comprendere la natura della coscienza], dovremo forse inventare nuovi modi di guardare al cervello e alle sue attività. Dovremo anche creare artefatti che somiglino a cervelli collegati a funzioni corporee se vorremo comprendere appieno questi processi. Anche se è remoto il giorno in cui sapremo creare tali artefatti coscienti, dovremo costruire – vale a dire usare dei mezzi sintetici – prima di comprendere a fondo i processi del pensiero stesso.
G. Edelman e G.Tononi, Un universo di coscienza, 2000 

Nel libro viene presentata una teoria sulla mente, intesa come mente cosciente. La precisazione può sembrare superflua, ma ciò dipende dal fatto che negli ultimi cinquant’anni, ossia dopo Wittgenstein, si è cercato di spiegare la mente senza far uso della coscienza. Cosa s’intende nel libro per coscienza? Non la coscienza morale o etica, bensì quella che gli anglosassoni definiscono “consciousness” e che corrisponde alla capacità di un soggetto umano di fare esperienza dei propri pensieri, di se stesso e del mondo. La coscienza è stata la grande assente della ricerca scientifica nel Novecento: adesso i tempi stanno cambiando e la letteratura sull’argomento sta dilagando, impegnando studiosi e premi Nobel che provengono dalle discipline più disparate (Roger Penrose, Gerard Edelman e Francis Crick).

Fino a oggi si sono applicate al problema della coscienza le categorie di Galileo, di successo nello spiegare i fenomeni fisici, ma che sembrano non adeguate nello spiegare i fenomeni mentali. Nel libro viene presentata una teoria sulla mente in grado di conciliare il mondo fisico con il mondo mentale, grazie all’applicazione di un metodo che gli Autori definiscono “superempirico”. Il metodo galileiano non è abbandonato, ma è un caso particolare di questo metodo. In altre parole gli Autori propongono un’estensione del tradizionale metodo empirico galileiano. Quando un essere umano fa esperienza del mondo (ossia percepisce colori e sapori, oppure prova dolore e piacere) coglie degli aspetti qualitativi della realtà, che la scienza galileiana non è in grado di misurare. Tuttavia le qualità esistono: anche se da Cartesio in poi esse sono state relegate nel chiuso di una dimensione spirituale che non può venire aggredita scientificamente. Il metodo superempirico proposto da Manzotti e Tagliasco offre una cornice in cui sia i fatti qualitativi che quelli fisici (quantitativi) possono venire affrontati congiuntamente.

Finora è stato possibile eludere il problema perché non vi erano le condizioni tecnologiche per poter costruire un essere cosciente artificiale. Finora la progettazione di artefatti (automobili, ponti, satelliti, computer) non ha richiesto la comprensione della coscienza. Oggi che i robot iniziano ad avvicinarsi all’essere umano - sia come capacità di calcolo sia come struttura fisica – il problema non può più essere evitato. Secondo gli Autori un soggetto cosciente corrisponde a un complesso articolato e dinamico di eventi; i cervelli umani sono gli oggetti fisici in grado di permettere a questi eventi di verificarsi.

Gli Autori non sono dualisti, ma neanche riduzionisti. Per esempio un embrione, prima della comparsa del sistema nervoso, non può essere considerato un soggetto cosciente (come d’altra parte una persona anencefalica); dopo un sufficiente lasso di tempo, l’essere umano risultante sarà cosciente. Cosa è successo? Il cervello è diventato il fulcro di un insieme di eventi: il fulcro è il sé, l’insieme di eventi è il contenuto della sua coscienza. Secondo questa teoria non esiste separazione tra il mondo esterno e il mondo mentale. Gli eventi fisici, che costituiscono la realtà, possono entrare a far parte di un particolare essere cosciente, ossia di un soggetto. Attraverso esperienze successive, nuovi eventi diventano parte del soggetto che, in un certo senso, si allarga: da qui il nome di “Teoria della Mente Allargata” proposta dagli Autori.

La mente non è più una scatola vuota che riceve suoni e immagini dal mondo esterno, ma è una porzione del mondo esterno che trova in se stessa la propria unità. Apparentemente il libro potrebbe sembrare di taglio filosofico. In realtà gli Autori, entrambi bioingegneri, hanno l’obiettivo di offrire una teoria che possa servire sia per costruire un essere cosciente artificiale, sia per studiare, ed eventualmente modificare, gli stati coscienti negli esseri umani.Il libro è diviso in due parti. Nella prima gli Autori spiegano che cos’è, secondo loro, la coscienza, sottoponendo a revisione critica il contributo di filosofi ricercatori senza volersi impegnare in una panoramica esaustiva. Manzotti e Tagliasco sembrano preoccupati di non essere catalogati in uno dei tanti –ismi che hanno caratterizzato la speculazione filosofica, specie negli ultimi decenni.

D’altra parte la filosofia in più di duemila anni di storia ha caricato termini quali soggetto, intenzionalità, rappresentazione di connotati così diversi e articolati da impedire scorciatoie o superficiali tentativi di semplificazione. Addirittura gli Autori propongono, coniandolo ex novo, un nuovo termine (“onfene”) proprio per evitare fraintendimenti e ambiguità. La seconda parte è dedicata all’esposizione della Teoria della Mente Allargata, al suo impiego per affrontare una serie di paradossi proposti nella recente letteratura e al suo ruolo nella progettazione di esseri artificiali. Il libro si chiude con un esplicito riconoscimento a Whitehead, autore di “Processo e Realtà” del 1927. Parafrasando Whitehed, che riteneva di sostenere quello che Platone avrebbe sostenuto se fosse vissuto all’inizio del ’900, gli Autori sono convinti di proporre una teoria che lo stesso Whitehead avrebbe proposto se fosse vissuto all’inizio del XXI secolo.

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